#natimoon: Arequipa, la gemella di Biella

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Vista dall’alto, prima di toccare terra, Arequipa sembra un presepe. Contornata dalla catena delle Ande, strette in un abbraccio di neve. Su uno sfondo straordinario di picchi vulcanici. Albeggia sulla bianca quando l’airbus tocca terra su una pista nel nulla. Un cane indolente accoglie con uno sbadiglio i visitatori partiti da Lima, mentre la metropoli dormiva. Ad aspettarci Carmen, seconda staffetta del nostro viaggio. “Sì, fermiamoci”, questo il significato della parola quetcha, “ari quepay” che, secondo una leggenda locale, sarebbe stata rivolta dal quarto imperatore inca Mayta Capac mentre attraversava la zona in seguito ad una delle sue campagne di conquista.

Arequipa: la bianca

Arequipa vista dall’alto è verdissima, irrigata da torrenti inquieti, e si può capire a ragione perchè gli inca si siano innamorati di questa zona tanto da eleggerla sede di un loro avamposto. Situata al di sopra del banco di nebbie che caratterizzava la costa, si trova avvolta da una cornice di vulcani in cui svetta il Misti dalle cime innevate. Carmen, dopo averci fatto assaporare la vista dall’alto ci conduce nel dedalo della città spagnola. Il sole scalda e fa brillare di luce, il sillar, pietra tufica con bianca con cui sono costruite le case del centro. Ci troviamo a parlare di Biella, perchè la città bianca del Perù è gemellata con la cittadina prealpina del Piemonte. Affinità di lana e questione di diametro di pelo. La vigogna all’altezza del cachemire e l’alpaca: fibra più accessibile ma comunque di grande pregio. Una sosta veloce alla cattedrale e alla Plaza des Armas ed è la volta di varcare le soglie del monastero di Santa Catalina: una città nella città, costruita ad uso e consumo delle fanciulle bene spagnole.

Monastero di Santa Catalina (Monasterio de Santa Catalina)

La primogenita andava in sposa ma cosa accadeva alla seconda? Il karma del suo destino era scritto nella sua nascita: doveva farsi suora. E poteva considerarsi fortunata se veniva accolta nel monastero di Santa Catalina, che usava come discriminanti per l’accettazione, la dote che le virtuose fanciulle portavano con loro.

Fondato dall’ordine dei Domenicani nel 1579, il convento di Santa Catalina è il più suggestivo dei monumenti religiosi di Arequipa e anche di tutto il Perù. È un complesso costituito da chiostri adorni di fontane, cappelle votive collegati tra loro da sentieri che si snodano tra aiuole fiorite. Le monache vissero nel monastero dall’anno della sua fondazione fino al 1972, anno in cui un decreto municipale le costrinse a trasferirsi in un’altra struttura. Il comune infatti desiderava aprirne le porte al pubblico. Il complesso è in stile moresco (mudéjar), simile a quello di molti edifici religiosi andalusi. In tutto conta 3 chiostri, 80 unità adibite a celle per monache e una piccola pinacoteca che si apre sulla piazzetta. Il complesso per quanto integro è stato seriamente danneggiato dalle scosse del terremoto del 2008.

 

 

Continua…

P.S. Grazie a Kuoni, tour operator leader per la progettazione dei viaggi di nozze, per il supporto dato al nostro.

 

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