Badia a Coltibuono: l’incanto…nel Chianti!

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Di Elenonora Boggio

Ci sono luoghi che avvolgono. Sono coperte calde che si aprono oltre la cornice di una finestra. Sono tovaglie di fiandra e pentoloni di rame appesi sul soffitto di una cucina dal pavimento di cotto. Sono trapunte che irradiano sotto i cieli di una volta stellata. Sono luoghi speciali. Magari non semplici da raggiungere ma che, una volta superata l’ultima curva (chissà perché i posti del cuore sono sempre al termine di una strada tortuosa e irta di tornanti) ti entrano addosso. Scavano sotto la pelle, attraversano le fibre e si insinuano, sottili, riaprendo spiragli della parte di te che credevi sepolta.

E torni bambino. A correre dietro a un Golden Retriever in un giardino divenuto labirinto tra le siepi di bosso nano. A buttare sassolini aspettando il riverbero dell’acqua intorno a una piscina di pietra, regno di pesci rossi grandi come trote. A contare i passi lungo il cortile di pietra o fissare il buio di un pozzo al centro di un chiostro intorno a cui si sviluppano le stanze di un monastero. O meglio; di un’abbazia. O, ancora meglio, di quella che un’abbazia fu. Acquisita da Lorenzo de Medici per il secondogenito divenuto abate di Coltibuono all’età di otto anni e poi papa Leone X una volta raggiunta la maggiore età, a Badia A Coltibuono si respira ancora la nobiltà di un passato mediceo. Pochi chilometri a sud di Firenze, in quella costola di Chianti, in cui il nobile vino assume la connotazione di Classico, si trova questo luogo di rara poesia.

Si respirano i fasti di un tempo passato e lo si capisce dalle stanze (24) un tempo celle dei monaci dai soffitti a cassettoni, dalle testate dei letti in ferro battuto e dal profumo dei pentoloni di rame scaldati al fuoco. E si incontra chi di nobiltà fece una vita, mutuando lo stemma del giglio in un tirabouchon sulla foglia di vite.
L’ambasciatrice del Chianti nel mondo

coltibuono (2)La sua vita è un romanzo. D’altronde, da così nobili Natali, non poteva scendere figlia differente. A venirci incontro sorridente è Emanuela Stucchi Prinetti. Un nome, anzi un cognome che fa già presagire il passato autorevole. Sguardo fiero e sorriso attento ci conduce nel grande cortile di quella che fu un’abbazia di ordine benedettino, il cui imperativo categorico era “Ora et labora”. “Per pregare pregavano – dice, ammiccando l’ambasciatrice del Chianti- sul resto chissà.” Infatti al monastero accedevano i secondogeniti di famiglie facoltose, quelli che non avrebbero potuto fare carriere altrimenti. Emanuela ci guida attraversando il lastricato in pietre che conduce allo splendido chiostro, al centro del quale si trova un pozzo. A seguirla è Trendy, una golden retriever di dodici anni, che la proprietaria non manca di accarezzare durante il percorso. Ci accompagna fino al refettorio affacciato sul giardino all’italiana e affrescato con i cameo di santi e abati.
Le stanze di questo monastero divenuto residenza di charme sono una ventina dislocate lungo un corridoio al primo piano. Dell’austerità della cella resta poco: un inginocchiatoio e la pietra ovunque ma basta aprire le finestre per ammirare un paesaggio degno dell’incantevole luogo in cui ci si trova: colline digradanti e sfumature di verde, sentieri argillosi appoggiati sulla valle dell’Arno. La tenuta sboccia sui rilievi più arditi dei Monti del Chianti, nel comune di Gaiole.coltibuono (4)

Circondato dai suoi boschi secolari l’ex complesso monastico, trasformato in fattoria nel corso del XIX sec., costituisce oggi una delle più interessanti realtà rurali della Toscana. Famosa per i suoi vini e oli, oggi Badia a Coltibuono è una realtà imprenditoriale articolata che comprende oltre alla rinomata produzione di vino anche un ristorante, i corsi di cucina, un negozio al dettaglio e un agriturismo.

L’estensione totale delle proprietà è pari a circa 924 ettari di cui 64 sono destinati a vigneto ed altri 18 ad oliveto. I vitigni presenti sono principalmente il Sangiovese da selezioni massali, con piccole percentuali di Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, ed oggi anche Mammolo, Fogliatonda, Pugnitello, Mal-vasia Nera e Sanforte complementari, composti da antiche varietà autoctone di questa parte della Toscana . Una piccola parte dei vigneti sono dedicati al vinsanto del chianti classico e piantati a trebbiano e malvasia. Ma oltre al vino, il cui nome Trappoline del bianco rimane impresso come un sigillo, Coltibuono è nota per la tradizione della cucina. Oggi Benedetta insegna le ricette appartenenti a un passato: quello di Lorenza De Medici.
Al tavolo di Lorenza de Medici

coltibuono (9)Il nome all’anagrafe, è Lorenza Stucchi. È madre di Emanuela e dei suoi tre fratelli ma, negli anni ottanta era nota come Lorenza de Medici. Lorenza inizia la sua carriera come redattrice di riviste di moda, pur dedicandosi fin dall’inizio alla cucina. Cresciuti i quattro figli e, dopo una parentesi nel mondo della moda, che le ha consentito di incontrare colossi del calibro di Calvin Klein e Ferrè, Lorenza torna al suo primo amore; la cucina. E lo fa nella cornice della sua badia che apre i battenti per i primi corsi di cucina in Italia. Una visionaria nel suo anticipare i tempi, apprezzata, complice la cornice di Coltibuono da un pubblico americano. Così, contemporaneamente ai corsi sopraggiunge la sirena dell’editoria e Lorenza firma con importanti editori per un romanzo tradotto in più titoli. Non solo: un produttore televisivo si invaghisce della sua storia e, nonostante sulla carta di identità figuri il cognome “Stucchi”, da quel momento diventa “Lorenza de Medici”, conduttrice di “The de Medici Kitchen”, produzione di quattordici puntate che diventa un successo. Oggi, ad animare la cucina, non è più Lorenza ma Benedetta Vitali, fiorentina e fondatrice del ristorante il Cibrèo con Fabio Picchi nel 1979 e del Ristorante Zibibbo nel 1999. Autrice di diversi libri di cucina, in Italia e negli Stati Uniti, Benedetta si è sempre occupata di alimentazione compatibile con l’ambiente e la salute. Da tempo tiene seminari di educazione alimentare e corsi di cucina.

coltibuono (7)Benedetta, con un approccio semplice ed amichevole, coinvolge gli ospiti in una attività divertente e formativa, insegnando loro le tecniche necessarie per la buona riuscita di alcuni apprezzati piatti della cucina toscana. La cucina toscana è universalmente riconosciuta per le sue doti di salubrità e leggerezza, per la semplicità dei piatti che valorizzano al meglio le materie prime.
Le ricette vegetariane avranno un ruolo centrale in questo menù. L’orto, grande ricchezza della cucina toscana la farà da padrone. Sano ma anche buono.E il vino?

 

Vinificare in una “fortezza”

coltibuono (8)Prodotto anch’esso a chilometro zero. Ma non chiamatela cantina. Pare un’astronave atterrata sui crinali dei vigneti. Una fortezza annidata in una collina nel cuore dei vigneti, protegge il processo di vinificazione. Dove attraverso un percorso idoneo per la vinificazione “dolce” delle uve appena vendemmiate, sfrutta il principio di gravità. La cantina dispone di tecnologie avanzate, scelte con l’obiettivo di produrre un vino di alta qualità, in modo semplice e con la maggiore efficienza possibile. Il suo progetto si ispira all’architettura classica italiana, con una visione contemporanea, pur nel rispetto dell’edilizia tipica del posto.

Per tramandare nel tempo il gusto e la tipicità dei vini per la fermentazione si utilizzano solo lieviti autoctoni; l’invecchiamento avviene in botti e barriques. Il vino matura nelle cantine di Coltibuono, realizzate dai frati nel XIII sec. sfruttando le sotterranee geometrie del chiostro. Roberto Stucchi, fratello di Emanuela, si occupa di questa gestione. L’evoluzione di Badia a Coltibuono verso tecniche biologiche e sostenibili inizia a fine anni ’80 con la scelta di non utilizzare diserbanti e insetticidi nei vigneti e negli uliveti. Anche la scelta di reimpiantare i vigneti mantenendo le tradizionali selezioni “massali” del Sangiovese e alcune delle tradizionali uve complementari, Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino, rientra in un progetto che vuole garantire una maggiore bio-diversità ed il mantenimento del patrimonio genetico. La scelta è anche quella di puntare a vini che esprimano autenticamente la tipicità del Chianti Classico, con la sua eleganza, profondità, piacevolezza e sinergia con il buon cibo.

coltibuono (5)L’evoluzione delle tecniche di impianto ha portato alla realizzazione di vigneti terrazzati, tracciando una promettente strada innovativa per una viticoltura attenta alla gestione del territorio e del paesaggio strizzando l’occhio alla cura nei confronti dell’agricoltura biologica.

Oggi la pratica dell’agricoltura biologica è patrimonio consolidato nella cultura aziendale, con vantaggi sia per la salute di chi lavora in vigna, sia per chi abita o transita in zona.

coltibuono (11)In uno scenario caratterizzato dal cambiamento del clima, le scelte di gestione dei vigneti degli ultimi decenni hanno permesso di compensare alcuni degli aspetti più difficili, dando maggiore resistenza alle malattie e alla siccità ed aiutando a mantenere la freschezza e la tipicità nei vini, anche nelle annate più calde.

Si riparte da Coltibuono con il palato appagato. Gli incroci di spezie nello spezzatino peposo, il profumo dei pomodori raccolti nell’orto, il gusto arrotato del Chianti con quella nota vanigliata che riaffiora come un francobollo olfattivo. E ancora, la terra bagnata, la risacca del vento tra le fronde degli alberi, la straniante cantilena dei cinguettii al mattino, il pane caldo appena sfornato.

Coltibuono è un luogo così unico da sembrare sognato. Un buen retiro dove immergersi a leggere e pensare. Una cucina tra i cui fornelli riscoprire i piaceri legati al gusto. Un’abbazia aperta a tutti (perfino ai nostri amati amici a quattro zampe) dove si scambieranno chiacchiere, ad un tavolo imbandito con tovaglie di pizzo e bicchieri di cristallo, con professori americani.

Un luogo da vivere. Per tornarci. Perché una volta, di certo, non è abbastanza.

Indirizzo: Loc. Badia a Coltibuono, Gaiole In Chianti SI
Tel: 0577 74481

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