Oman: la svizzera d’oriente

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Di: Manuela Gobbo

Dimenticate prati verdi e montagne innevate. E’ definita la Svizzera d’Oriente per ordine e ricchezza. Non tornerete a casa con pieni di benzina e bagagliai stipati di cioccolata, ma resterà comunque un’esperienza indimenticabile.

Ci sono moltissimi posti al mondo che meritano un viaggio. Alcuni esotici, altri immersi in una spiritualità mistica, altri ancora sono luoghi di storia millenaria. A volte si colgono le opportunità, spesso si seguono “mode” ma, più si viaggia, più si desidera andare oltre i confini del conosciuto. L’Oman è tra le ultime scoperte del turismo, anche sull’onda della notorietà della vicina Dubai, sebbene con quest’ultima abbia poco in comune. Non c’è però competizione tra le due destinazioni poiché rappresentano ben diverse tematiche di viaggio, ed è ben  maggiore la biodiversità dell’Oman, incomparabile e che ne costituisce la sua ricchezza. A Muscat, la capitale, arrivano moltissime compagnie aeree tra le quali la svizzera Swiss che da Zurigo ha un volo diretto giornaliero con coincidenze dai maggiori aeroporti italiani e tariffe piuttosto interessanti. Da poco è operativo un volo diretto da Milano dell’Oman Air. Anche se la facilità di ottenere il visto direttamente all’arrivo a Muscat indubbiamente agevola, un viaggio in Oman deve essere programmato per tempo, considerando la scarsa ricettività alberghiera al di fuori della capitale, un parco macchine limitato e la necessità di assicurarsi autisti esperti e, se necessario, una delle pochissime guide italiane.

Cosa succede in Oman?

Sono rari gli omaniti che parlano la nostra lingua e sono gli italiani residenti nel Paese ad offrire ai connazionali la loro competenza,  conoscenza e passione per l’avventura. Anche gli autisti delle jeep che ci scarrozzano nei 1000 chilometri del nostro viaggio in Oman sono lavoratori stranieri, indiani e pakistani, gentili, affidabili e competenti. Stanno bene qui, sono ben voluti e considerati come indispensabile forza lavoro e commerciale. Con la crescente domanda si sono moltiplicate anche le offerte da parte di organizzazioni turistiche locali. E’ consigliabile verificare l’affidabilità e la serietà della proposta con la provata esperienza, l’utilizzo di un equipaggiamento adeguato, di mezzi idonei ed in ottime condizioni, per godere del viaggio in totale sicurezza. Prima strade, poi erte vie fino a raggiungere i 3.000 metri di Jabal Shams sulla catena montuosa dell’Hajar, custode di costellazioni di oasi verdi. Come spesso accade, gli uomini hanno colonizzato gli angoli più improbabili della terra e il loro ingegno ha permesso complicati ma efficaci sistemi di irrigazione tinteggiando di verde intenso fazzoletti di terra contesi alla montagna. Le cime aguzze delle alte vette e la  quota rilevante contrastano con il tepore del clima che solo nella notte scende sensibilmente. Poi si guida verso valle dove il paesaggio ancora riserva sorprese e strada facendo si trasforma ancora: wadi stretti dove scorre acqua cristallina che disseta dromedari allo stato libero, orticelli coltivati e case rurali. Fino al deserto dove la sabbia più chiara degrada verso il mare. Lo scenario dapprima colonizzato da ciuffi di piante erbacee diventa sempre più solitario man mano ci si addentra verso l’interno. I colori dominanti sono l’ocra e l’oro delle magnifiche “dune stellari” che si innalzano vertiginosamente. E’ facile insabbiarsi, ma  anche questo fa parte del divertimento. Il primo approccio con l’ambiente desertico è il “1000 Nights” un campo tendato fisso con i comfort essenziali.

Un thè nel deserto

La magia del deserto si materializza nel campo mobile che la sera successiva il personale allestisce in un anfiteatro naturale ai piedi di una gigantesca duna. Le tende sono comode e l’equipaggiamento perfetto, la notte sotto le stelle intorno al falò rimarrà nella memoria. Una nostalgia ci assale quando partiamo verso l’Oceano Indiano ma non c’è tempo perché altri spettacoli ed altri scenari ci attendono. Le jeep si muovono rapide sulla battigia tra stormi di gabbiani e le onde che si infrangono coprono il nostro passaggio con la loro schiuma. Ci fermiamo per incontrare pescatori che hanno tirato i loro dhow sulla sabbia; acquistiamo cernie giganti che gli autisti e la guida cucinano per noi al cartoccio su un fuoco appena approntato sulla stessa spiaggia. Ci tuffiamo nel mare cristallino, l’acqua è calda e mentre ci si asciuga sotto il sole cocente, si gustano datteri dolcissimi sorseggiando caffè. Tra fortezze arroccate sui promontori, il porto di una bianchissima Sur dall’aria sonnolenta, l’architettura araba e l’accoglienza omanita, siamo già di ritorno a Muscat. Un giro per il suq, la visita della Grande Moschea, la piazza ed i giardini dove si affaccia il Palazzo del Sultano Qaboos Bin Said.  E’ proprio di questi giorni la notizia che quest’ultimo ha deciso di cedere i poteri legislativi e quelli di controllo ad un Consiglio Consultivo (Shura). Il sultano ha inoltre ordinato forti aumenti delle pensioni, raddoppiato lo stipendio ai dipendenti pubblici, rimosso due ministri considerati “corrotti”, nominato nuovi capi della polizia e delle forze doganali. Considerato da sempre un sultano “illuminato” non ha fatto attendere la sua risposta alla crescente richiesta di  democrazia, libertà ed equità sociale che investe l’area Mediorientale. L’Oman è considerato la Svizzera del Medio Oriente e si riconferma all’altezza della sua fama. Non fermatevi ad ammirare il mondo dal divano perché siamo noi ad alimentare il racconto di ciò che circonda.

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