L’Avana e il Malecon

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Continua il viaggio del globe trotter Alberto Lentini alla scoperta delle bellezze dell’Havana. Sotto la lente d’ingrandimento, questa volta, il Malecon: splendido lungo mare che unisce la città vecchia con il porto. Musica, atmosfere e colori di una città unica al mondo.

L’Havana, capitale di Cuba e una delle città più importanti dell’America Centrale si trova nella parte settentrionale dell’isola ed è bagnata dalle acque dell’Oceano Atlantico, per il tratto di lungomare della città esteso per sette chilometri che è conosciuto come il Malecon.

La città è suddivisa in tre parti: L’Avana Vieja, il Centro con il Prado ed il Vedado con la Plaza. L’Havana, grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima ideale che la rende visitabile durante quasi tutto l’arco dell’anno. Il nucleo storico (la prima parte) della città dona a L’Avana un aspetto antico: tanto che nel 1982 è stata dichiarata patrimonio dell’umanità. A differenza di questo nucleo, il piano urbanistico ideato negli anni Venti/Trenta per rimodellare il centro (la seconda parte), favorì la scomparsa dello splendore della città vecchia. Si discosta completamente la terza parte, moderna, dove si concentrano abitazioni di prestigio, musei, ristoranti, alberghi.

Prima dell’arrivo di Colombo, nel 1492, l’isola era abitata da tre etnie amerinde: i Taino, i Guanajatabey e i Siboney. Fino all’anno dell’abolizione della schiavitù (1886) Cuba fu il centro di convivenza di popoli diversi come gli indigeni, gli schiavi neri deportati dall’Africa e i colonizzatori europei. Ciascuno di questi popoli aveva portato con sé la propria cultura e le proprie tradizioni, ad esempio di maggiore rilevanza furono gli usi e costumi degli uomini di colore. Le variegate confluenze si ripercuotono tuttora nell’etnia cubana, soprattutto per quanto riguarda i particolareggiati tratti somatici. Intorno al 1500 L’Avana divenne il porto delle navi provenienti dal Nuovo Mondo, e per questo si trasformò anche in meta ambita da pirati e corsari. Nessun provvedimento della Corona fu efficace. Nel ‘600 iniziò la produzione di tabacco e della canna da zucchero.

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