Metti una notte in aereoporto

Di Eleonora Boggio

Non preoccupatevi. A scanso di equivoci, vi dico subito che la vostra non si è trovata a bivaccare lungo un tapis roulant in attesa di un bagaglio perso a Hong Kong.  Non si è neppure trovata su una pista, dopo che un boeing diretto a Fortaleza, è tornato nel suo hangar per problemi con un motore. Ma vi dirò di più: non si trattava nemmeno di un risveglio antelucano per risparmiare 80 euro acquistando on line una tariffa  low cost (e guadagnare 80 giorni di vecchiaia, causa insonnia) a Orio al Serio.

Un biglietto da Milano Cadorna per direzione Malpensa e in 38 minuti, mi sono ritrovata nel cuore dell’aeroporto meneghino per antonomasia. Terminal 1, per l’esattezza. Nessun bagaglio, al di là di una borsa rosa molto capiente.  All’interno uno spazzolino e un cambio per l’indomani. “Non so chi ha inventato le scarpe con i tacchi ma tutte le donne gli devono molto.” Il receptionist mi sorride, leggendo la frase siglata sulla borsa, mentre gli porgo i documenti. Il fascino dell’aeroporto si sente. Vetrate ovunque e spazi infiniti.  In un’opera d’arte a portata di pista.

Sheraton Malpensa: per sentirsi protagonisti di Terminal

Vi ricordate il film di Spielberg con protagonista Tom Hanks? Problemi burocratici avevano costretto l’eroe della pellicola a restare bloccato per mesi all’interno di una stazione dedicata ai voli internazionali: un terminal, per l’appunto. Purtroppo la mia permanenza durerà lo spazio di una notte. Ma che notte.  Fresco di varo, lo Sheraton Malpensa è un edificio dal design unico che ospita 433 camere, di cui 19 suite, insonorizzate ed elegantemente arredate, dotate dell’ormai inconfondibile Sheraton Sweet Sleeper Bed: un lettone king size in cui, una della stazza bonsai della sottoscritta, può letteralmente nuotare tra le lenzuola.

Non basta, i salutisti o gli afflitti da insonnia causata dal jet lag avranno a disposizione una fornita palestra  con 1000 m2 di Shine Spa con piscina coperta, una Crew Lounge di 400 m2 e uno Sheraton Fitness esteso su 150 m2 fanno sentire gli ospiti come a casa in ogni aspetto del loro soggiorno.

Invito a cena col direttore

Avete mai pranzato al tavolo del capitano? A me è successo una volta. Compievo diciotto anni e quella sera, a bordo di una nave della Grimaldi, ero stata invitata dal più alto ufficiale a bordo.

Bene, lo stesso effetto l’ho provato questa sera. Di fronte a me Gianrico Esposito, general manager dell’hotel. Un piacevole interlocutore che ci ha portato, al termine del pasto, lungo il dedalo dei corridoi della struttura. 500 sono i metri su cui si estende la lunghezza di ogni piano, quindi, visto che i piani sono tre e le stanze circa 400,  ne potete dedurre la distanza che intercorre tra una stanza e l’altra (e, di conseguenza le dimensioni delle stesse).

Sebbene siano stata le cucine a lasciarmi letteralmente lasciato a bocca aperta. (Se non mi credete guardate il filmato in coda). Esiste un piano di produzione giornaliero che va seguito pedissequamente, per chi apparecchia e chi serve ai tavoli. Le friggitrici, come le piastre sono enormi.

La stessa sensazione è quella fornita dalla spa: dotata di sale rivolte ai viaggiatori. Quattro chiacchiere, un vino da meditazione ed è ora dell’incontro ravvicinato con lo Sweet Sleeper Bed. Crollo, tramortita all’istante, dalla morbidezza che mi avvolge.

…………

Nove ore dopo, al termine di un sonno ininterrotto grazie all’insonorizzazione perfetta al punto da far sembrare la stanza uno studio di registrazione discografico, raggiungo la hall. Una colazione a buffet e sono pronta per il Malpensa Express che mi riporterà alla vita di tutti i giorni. Il vagone è pieno di pendolari. Probabilmente mi confonderanno per una di loro, senza sapere che per una notte mi sono sentita protagonista del film The Terminal.

A breve seguirà il reportage video sulla bizzarra notte nel terminal.

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