Desenzano: una perla del lago di Garda

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Di Isabella Pesarini

Mattina soleggiata di luglio. Alla stazione di Milano Lambrate il treno regionale per Venezia aspetta me e un compagno di viaggi improvvisato poche ore prima per una classica giornata fuori porta, almeno apparentemente. Tutto fila liscio, lo sciopero dei treni per ora non interessa la nostra tratta, in un’ora e mezza siamo a Desenzano, sul confine tra la Lombardia e il Veneto, con Sirmione che fa da baluardo prima della veneta Peschiera del Garda.

Per arrivare alla spiaggia la via più semplice risulta quella di seguire la folla scesa dal treno, con borsoni più o meni grandi e ciabatte ai piedi: la mise inconfondibile dei bagnanti della domenica! Scendiamo dalla stazione, proseguiamo sempre dritto per una buona ventina di minuti finché raggiungiamo il centro della cittadina. Desenzano è un gioiello nascosto! Tutto risulta curato nei dettagli: i ciottoli che lastricano le vie, i balconi arricchiti di piante rampicanti, così da tenere lontano le occhiate invadenti dei curiosi, fiori dappertutto, come se Desenzano fosse un giardino trasformato in cittadina. Già la vegetazione è più mite, mi sento molto più vicina al mare, e questo non può far altro che mettere di buonumore! Tutti i cinque sensi sono stimolati, in particolare l’olfatto. Ogni angolo profuma di pino o di olive o di primule o di acqua del lago …

Il centro della città dà direttamente sul lago. La prima cosa che noto sono le decine di ristoranti con verande all’aperto, ognuna con la sua copertura di edera rampicante fino al tetto degli edifici. Anche se è solo metà mattina entrerei in uno di questi ristoranti solo per la cura dei dettagli!

Appena raggiungiamo il lago giriamo a sinistra lungo la passeggiata del lungolago, per l’appunto. Bisogna proseguire per altri dieci minuti, in modo da oltrepassare gli scarichi fognari della cittadina, e arriviamo finalmente a una spiaggetta balneabile. La bandiera bianca del bagno privato alle nostre spalle non lascia spazio a dubbi! Sembra veramente di essere al mare! In un angolo di nemmeno centi metri ci saranno tre bagni privati, con costi abbastanza contenuti. Ma proprio vicino alla riva ci sono quei dieci-venti metri tattici per stendere il proprio asciugamano in assoluta libertà, come fa la stragrande maggioranza dei bagnanti in questa caldissima domenica di luglio.

 

Pomeriggio del solleone. Dopo sei ore di sole sono rossa come un gambero pronto da lessare in pentola. Questo è il lato oscuro del Lago di Garda. Il sole non è così forte sulla pelle da sentire di scottarsi, se poi si sta in acqua per la maggior parte del tempo la scottatura è assicurata! Una signora palermitana, vicina di asciugamano, mi sveglia dalla fase di quasi sonno delle quattro del pomeriggio, per evitarmi il peggio. “Se te lo dice una palermitana che il sole qui scotta, c’è solo da fidarsi. Ti faccio io da guardia, con me sei in buone mani, sono una bodyguard”. La mia vicina di asciugamano è una bodyguard? Questo mestiere è aperto anche alle donne? In effetti la signora ha uno sguardo sicuro di sé, fiero, la corporatura ben piazzata. In pochi minuti di conversazione salotto in riva al lago siamo già amiche!

Mi guardo intorno e noto altri personaggi fuori dall’immaginario comune. In pole position un vecchietto sui sessant’anni più abbronzato dei nordafricani, con la tartaruga perfetta sugli addominali, fisico asciutto come se il grasso non avesse mai intaccato il suo corpo, fuma un sigaro leggendo il quotidiano dalle lenti scure dei Ray-Ban originali. Alle nostre spalle una famiglia quasi da pubblicità, marito e moglie e le due figlie piccole al seguito, sembra avere la stessa borsa di Mary Poppins! Da dove hanno tirato fuori l’ombrellone? E i giochi da mare, secchielli e forme varie, per le bimbe? Oltre a due salvagenti e due paia di braccioli galleggianti di Hello Kitty in coordinato? Pure il frigorifero portatile? Che è grosso esattamente come il frigorifero di casa mia? Ora mi aspetto che tirino fuori la pentola con gli spaghetti. Ah, gli italiani alla Alberto Sordi! Peccato che appena li sento parlare devo ritrattare tutti i miei pensieri errati. A occhio e croce devono essere albanesi. A occhio e basta avrei giurato che fossero italiani da generazioni!

 

Un aperitivo misto di sapori. Sono le quattro e mezza. Io e il mio compagno di viaggi siamo rossi come gamberetti pronti da friggere, ma non risentiamo la stanchezza per eccesso di sole, né sintomi particolari per un eventuale allarme scottatura. Non ci resta che girare per la cittadina!

La giornata è così calda che abbiamo già finito due Coca-Cola, mezzo litro d’acqua e una granita da 250 ml. Urge qualcosa di ghiacciato! Perfetto! Dall’altro lato della strada, sempre sulla passeggiata del lungolago, c’è un Minimarket, aperto! D’altronde è domenica … Si sta avvicinando l’ora dell’aperitivo e niente è meglio di una birra ghiacciata che scende pian piano a dissetare corpo e spirito.

I miei occhi, ora più attenti, si soffermano sui vari monumenti ai caduti e al regime fascista che si susseguono ogni cinquanta metri. La Salò di D’Annunzio non è lontana.

Proprio sul porto notiamo il noleggio di automobili d’epoca. Ma è una fiera di automobili d’epoca! C’è il Maggiolino Herbie, il Signor Maggiolone direttamente dagli anni Sessanta, con qualche piccolo restyling, l’intramontabile Cinquecento gialla con un drago verde sul cofano, i Westfalia per la gioia dei neo-hippy, furgoncini dell’intera gamma Wolksvagen a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Il fatto che salta subito all’occhio è l’aspetto delle carrozzerie, perfetto, come se fossero nuove di zecca! Il mio compagno di viaggi cerca di distogliermi dal voler comprare un Westfalia col tettuccio superiore apribile e completo di tendina parasole!

La magia del porto ci porta a perdere il treno delle cinque e dieci. La birra non arriva al faro, ma i nostri piedi sì, lo superano per ammirare le centinaia di imbarcazioni attraccate una dopo l’altra. Yacht con divanetti bianchi, rossi, neri, prue che oltrepassano le leggi più adottate dell’aerodinamica per assomigliare più a missili, acquistando, allo stesso tempo, una nota in più di eleganza, e, per ultima, una barca a vela in legno che sembra uscita da un covo di pirati dell’Ottocento, con un nome che la distingue dalle altre: L’Arrogante. L’Arrogante supera Lizabella, lo yacht coi divanetti bianchi e la striscia nera lucida della carena, si lascia alle spalle Joy Isa, lo yacht che sembra puntare alla Luna con la prua più spiovente di un missile aerospaziale, L’Arrogante è davanti a tutti gli yacht e guarda direttamente il lago fino all’orizzonte, forse in cerca di una nuova libertà …

Le cinque e mezza! Il prossimo treno parte alle sei e dieci, forse è meglio non rischiare e tornare verso la stazione. Torniamo al centro, ripercorriamo la strada diritta della mattina, ma i miei piedi si fermano di botto per entrare in un negozio che è pura atmosfera. Voglia di té. Il cartello Degustazione gratuita di caffé e té non può essere ignorato, solo per non annoiare il mio compagno di viaggi ho tralasciato di entrare nel negozio dedicato alla lavanda di fianco a questa bottega di té, negozio, tra l’altro, tutto viola, proprio come la lavanda. Alla bottega ci viene offerto un té verde all’albicocca, delizioso e leggerissimo, e un infuso di frutti rossi e yogurth, l’apoteosi per il palato. La responsabile della bottega è gentilissima, con la bontà dei prodotti e la sua affabilità si è già guadagnata due clienti in più.

Ora noto solo affissioni di vendita case, sarà una coincidenza? Con Desenzano nel cuore, sulla pelle e sul palato prendiamo il treno delle sei e dieci per tornare a Milano.

Mi viene in mente Il Piacere di D’Annunzio. Che sia stato influenzato da questa perla sul Lago di Garda?

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