Martinica: travolta da un pirata e gentiluomo nell’azzurro mare d’agosto

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Sinuosa come le sue coste, disegnate da rocce e sabbie; intermittente come i cirri che popolano il suo cielo. Martinica, miscuglio etnico e culturale, luogo perfetto per rivivere le gesta dell’Olandese Volante, su un tappeto di notti stellate


Martinica, con le coste  disegnate da rocce e sabbia è l’isola desiderata, voluta, cercata e amata da bucanieri, pirati, conquistadores e mercenari. Amletici dubbi avvolgono il suo etimo. C’è chi dice che sia stata dedicata a San Martino e chi le attribuisce un’origine floreale.
Per tutti, è e sarà semplicemente Martinica; l’isola dei fiori, cinta dal morbido abbraccio del Mar dei Caraibi senza disdegnare, nella sua sezione orientale, le sferzate oceaniche. La foresta pluviale si affaccia su distese ininterrotte di sabbia e ha sedotto nel tempo pittori e poeti. Gauguin tradusse in pittura i colori dell’Anse Turin, mentre Josephine folleggiava, da adolescente, sulla spiaggia di Precheur, ignara che un giorno un Corso di Ajaccio le avrebbe cambiato la vita.

Fortuna e insieme sventura dell’isola, la canna da zucchero.
Un itinerario completo, che racchiude i momenti salienti della sua storia, è racchiuso all’interno della “maison de la canne”. Ex distilleria Vatable, produttrice del marchio Le Soleil che chiuse i battenti nel 1962. Un plastico illustra quella che era la struttura della comunità produttrice del rhum. Ciò che emerge è uno spaccato della società schiavista dell’ottocento. Bernadette segue con grande interesse l’iter che, da una sala all’altra, pone il visitatore di fronte alle efferatezze dello schiavismo.
Ancora oggi, da parte della maggioranza delle creole (la società antillese è prettamente matriarcale) si percepisce un sottile disappunto nei confronti del viaggiatore bianco. Ho sperimentato la cosa in prima persona al mercato di Fort de France, capitale dell’isola. Come mio solito, ero intenta a rubare con la digitalina fotogrammi di vita quotidiana, quando sono stata aggredita verbalmente dalla proprietaria del banchetto che stavo filmando. Bernadette mi spiega che ciò che è ovvio per noi europei non lo è per la gente del luogo: è necessario chiedere sempre prima il permesso. A mio avviso è probabile abbia ricordato ai locali la figura antica di una “bekè”, viziata erede dei latifondisti dell’ottocento.

Non si capisce se Martinica sia più francese o caraibica.
A confondere chi le si avvicina, i colori, gli sguardi e le etnie di chi la popola.
Pare giochino a rimpiattino, mescolando tra loro tratti olandesi, portoghesi, spagnoli, inglesi, africani e indiani, sapientemente cementati in un melting-pot razziale inaugurato dalla ciurma di Cristoforo Colombo agli albori del Cinquecento e proseguito fino ad oggi.
Il tutto si snoda su un sostrato francese, dove l’aroma dei croissants appena sfornati si confonde con quello dei rossi flamboyant. Martinica è un francobollo di Francia nell’Atlantico. Emblematico è il fatto che per raggiungerla dall’Europa sia sufficiente la carta d’identità.
A renderla unica, sono le tradizioni. In Gaudalupa sono chiamati “gadezafes”, mentre in Martinica sono noti con il nome di “quimboiseurs”. In Africa sono conosciuti come “sciamani” ed è proprio lì che vantano le loro origini.
Tutti ne parlano, ma se domandi a un locale di presentartene uno farà finta di non conoscerne. Sono amati e temuti i “quimboiseurs” capaci, con le loro arti alchemiche, di restituire amori finiti, di mettere in contatto i vivi con i morti ma anche di fare fatture e malocchi.

Filtri magici per ogni evenienza


Sono i depositari dei segreti della magia bianca e nera; ai tempi dello schiavismo erano investiti di una missione particolare: quella di rendere possibile, attraverso i loro riti, il ritorno in Africa per i deportati.
I prodotti di questi sciamani neri sono venduti nei mercatini delle principali città. Sono i filtri realizzati con oli e radici. “Doudou retourne” o “essence d’amour” come palliativo per i cuori spezzati; “essence monnaie” o “finance perdue” come alternativa a un mutuo con un tasso di interesse che rasenta lo strozzinaggio.
Comunque, in testa al palmarès delle essenze destinate a lottare con le forze del male, svetta “l’eau de Cologne Mont-Saint-Michel”, venduta nelle più pregiate erboristerie.
Non resisto; e al termine di un’estenuante trattativa tra Bernadette e una venditrice che mi proponeva uno stock di sei al prezzo di tre, recupero una fialetta di “essence d’amour”. Il problema è un altro: sarò così temeraria da berlo senza il timore di contrarre una leptospirosi fulminante?
Bernadette è un vero istrione. Mi spiega che ogni angolo dell’isola è ricettacolo di un dio e culla di leggende dai trascorsi millenari. Non c’è bambino antillese che possa scappare ai racconti dei “soucougnants”, diavoletti zoomorfi che popolano le spiagge. Volano alto grazie a un liquido che permette loro di spostarsi agevolmente da una parte all’altra dell’isola. Le donne temono invece i “pamoisés”, spiritelli maligni, metafora di “fuitine” che si divertono ad abusare delle vergini isolane.

Impuniti sono i “guardiens de l’argent”, che appaiono nel sonno per guidare il fortunato sognatore alla ricerca di otri piene d’oro. Talvolta, però, lo spirito è un burlone e dopo avere dato ora e coordinate per il reperimento del tesoro, lo scavatore impenitente non troverà (ovviamente) nulla nel luogo stabilito.
Tra le pratiche locali, questa volta importate dai figli del “siglo de oro”, ci sono i combattimenti tra animali. Turistico è lo scontro tra la mangusta e il serpente, che vede come sistematico vincitore il piccolo roditore, mentre oggetto di culto dei locali è il combattimento tra galli. Sede di quest’ultimo, un’arena (pitt) dove si svolge un pesante giro di scommesse. Cosa curiosa: il ring dei pennuti è l’unico luogo dalla Martinica in cui ho visto tanti uomini radunati. A conferma, aggiunge Bernadette, di una società in cui la donna dispone del ruolo preponderante.
Mentre mi dice questo si avvicina l’ultima sera che, come la prima, passerò sul molo ad uncino della spiaggia di Saint Anne, inseguendo la coda di Orione nell’attesa che il seducente pirata gentiluomo Jack Sparrow venga a rapirmi, per portarmi con sé alla conquista degli altri tesori dei Caraibi.

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