I cugini della Grecia

SsvR9nTVqE-300x300

Di Eleonora Boggio

Una fazza, una razza.”

E’ l’espressione colorita che usa Paolo, compagno di viaggio e di vita, riferendosi  ai popoli del bacino del Mediterraneo. A pieno titolo e con ragione. Portogallo, Spagna, Italia perfino Malta, nonostante l’influenza di una colonia ingombrante come la Gran Bretagna. Simili per caratteristiche e per colori. Lambite dal mare, baciate dal sole, graziate da un’eterna primavera perfino nei mesi più infelici dell’inverno.

Come la Grecia e le sue isole, dalla storia trasversale, che hanno segnato la cultura nel mondo antico. Ancora oggi la capitale Atene, riluce di vestigia del passato. Ma l’accoglienza, quella unica dei popoli meno blasonati, quella degli abitanti del Mare Nostrum, comincia a bordo dei voli della compagnia Aegean Air (ndr. da alcuni anni Olympic, compagnia di bandiera non opera più con voli su e dall’Italia).  Voli confortevoli, hostess attente alle esigenze dei passeggeri, buon catering.

E poi si atterra ed è lì che comincia il viaggio: quello vero attraverso la storia. Arrampicandosi, a fatica sulle rovine dell’Acropoli fino per raggiungere il belvedere che si abbraccia dal Partenone.  Oppure vagabondando nel caotico quartiere di Plaka, dove i proprietari delle taverne invitano ad entrare per assaggiare la moussaka, un degno compromesso tra la parmigiana e la lasagna. Perdendosi nel dedalo di viuzze di Monastiraki tra venditori di lucumie e imbonitori di robivecchi, seguendo il profumo degli spiedini di souvlaki o quello del miele che annega i dolci greci. O ancora, passeggiando sulla storia nell’allestimento del nuovissimo Museo Acropoli, costruito ai piedi della stessa e sopraelevato sulle fondamenta dell’antica città. A fotografare cani indolenti, a guardia dell’antica agorà romana o gatti sussiegosi sulla cima del monte Licabetto. Ascoltare un sirtaki alla radio filtrato dalle finestre di una casa bianca e a bere un caffè lungo quanto la storia millenaria di questa metropoli nella caffetteria del museo. Salutando un germano in braccio a una locale che lo porta a passeggio, come se si trattasse di un cucciolo di Golden, respirando l’incenso sparso dal Pope nelle chiesette bizantine e rispondendo al sorriso del receptionist dell’AvA Hotel, che ogni sera si premurava di sapere come fosse andata la giornata.

Ed ha avuto il suo fascino perfino l’unica nota dissonante all’interno di un coro armonico. Quella pioggia delle prime ore che ci ha accolto scesi dal 95 Express in piazza Syntagma. Battente e ostinata che si è rincorsa nelle ore svegliandomi all’alba del mattino successivo e mostrandomi un’Atene corrucciata. Grigia e riottosa: L’istantanea di una splendida signora d’altri tempi, decadente nelle sue colonne sbeccate e nei tombini rotti.  Fastosa come l’oro delle sue icone di quelle chiesette bizantine che come funghi di pietra sembrano spuntare dall’asfalto fumante. Sussiegosa nella sua povertà e indifferente alla crisi in corso che sta flagellando un paese troppo simile al nostro. E torna a sorridere con il vestito della festa, nel volto delle cariatidi a cornice dell’Eretteo di nuovo bagnate di sole, come ogni regina del suo calibro può concedersi di fare…

Related Articles