NYC: il MET e il CAMP, quando l’esagerazione va al potere

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Due milioni di opere d’arte suddivise in diciannove sezioni. Opere permanenti e collezioni itineranti. Questo è il Metropolitan Museum, noto alla City come @metmuseum
Un’epifania di opere risalenti all’antichita classica che si alterna a dipinti e sculture dei principali maestri d’arte Europei fino ad arrivare a una fornita collezione d’arte moderna e statunitense. Il MET è un mondo in miniatura dove ogni ambiente rappresenta un luogo e un periodo storico e diverte passare dalle colonne ioniche a un salotto di epoca di vittoriana o attraversare la sala degli impressionisti per ritrovarsi nel medioevo. Ma il MET non è un museo esclusivamente statico. A rotazione sono ospitate mostre dagli allestimenti scenografici. Se siete amanti del rock non perdetevi #plaitloud dove troverete strumenti e costumi di scena di Chuck Berry, Jimi Hendrix e Lady Gaga, tra gli altri. #ApolloMuse per celebrare i 50 anni dall’allunaggio e infine la spettacolare #Camp. 175 tra abiti e accessori firmati da coutourier come @Moschino o @versace dove il mood d’ordinanza è ‘eccentrico: non è mai abbastanza’ per imparare a vestire la moda con ironia e sfrontatezza. E se il termine “Camp”, nato a Versailles ed emblema di quella ricchezza sfrontata piena di artifici e discutibile in termini di buon gusto, era circoscritto al mondo prima dei dandy e poi a quello “queer”, oggi in un’America amministrata da Trump, il “camp” è una risposta ai diritti di chi li ha, ma che oggi più che mai può manifestare senza indugio.

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