Praga: Shalom nel quartiere ebraico

20190806_150601

C’è un luogo di Praga che stupisce chi si avvicina per la prima volta. E’ fatto di strade strette, zeppe di botteghe di orologiai, dove si respirano i profumi della cucina kosher fatta di spezie e di carni selvatiche. Dove non è stano assistere a persone che si abbracciano con la kipah in testa in segno di rispetto verso un Dio superiore e dove gli orologi hanno lancette che vanno al rovescio e dove non è strano sentirsi osservati da presenze che non sono. Il quartiere di Josefov non è il classico ghetto che ospita edifici storici ma un agglomerato di palazzi art nouveau e liberty fino all’elegante via Parigi, zeppa di boutique di stilisti famosi. Si raggiunge facilmente dalla piazza Vecchia, lasciando alle spalle la cattedrale di Tyn.
L’essenza storica del quartiere ebraico rivive nel Museo Ebraico, che vi consente l’accesso alle più interessanti e toccanti testimonianze della vita degli ebrei a Praga.
Un luogo altamente evocativo all’interno del museo è il Vecchio Cimitero Ebraico, il più antico cimitero ebraico d’Europa conservatosi fino ad oggi, con circa 12000 lapidi antiche. L’anima del quartiere sono sicuramente le sinagoghe, importanti luoghi di culto ma anche di ritrovo. Alcune cose che non potete perdere: le decorazioni arabeggianti della Sinagoga Spagnola, la ricerca del Golem nella Sinagoga Vecchia-Nuova, la più antica sinagoga d’Europa ancora funzionante; entrate in silenzio nella Sinagoga Pinkas, che ospita un toccante memoriale delle vittime della Shoah e una mostra con i disegni realizzati dai bambini del ghetto di Terezín. Nei quartiere c’è anche la Sinagoga Maisel, che ospita una bella collezione di argenteria, ceramiche e candelabri e la prima parte di una mostra sugli insediamenti ebraici in Boemia e Moravia, che continua nella Sinagoga Spagnola.

Il cimitero è una delle tappe imperdibili. I turisti, se di sesso maschile ricevono una kipa all’ingresso e ci si trova all’interno di un percorso particolarmente silenzioso. Le lapidi sono ammassate e, come da tradizione ebraica, non ci sono fiori ma pietre e biglietti lasciati con preghiere e richieste. Due le tombe più significative, quella del rabbino Low che la tradizione narra realizzò dall’argilla il Golem per difendere la comunità e quella del suo allievo David Gans. Creato nel 1439 si dice che contenga oltre 10.000 tombe, poste a strati una sopra all’altra. Accanto al cimitero il ceremony hall, un tempo usato per i funerali, oggi è adibito a museo delle tradizioni ebraiche. Sempre nella zona dell’antico cimitero, la sinagoga Pinkas oggi dedicata ai quasi ottantamila ebrei di Boemia e Moravia vittime dell’Olocausto. La Sinagoga Pinkas fu fondata da Aaron Meshulam Horowitz, un importante esponente della comunità ebraica di Praga e probabilmente dedicata al nipote, il rabbino Pinkas Horowitz. Fu costruita in stile tardogotico nel 15esimo secolo nei pressi di un bagno rituale (mikveh), concepita come luogo di preghiera per la famiglia Horowitz. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1955 e il 1960, la sinagoga fu trasformata nel Memoriale delle Vittime Boeme e Morave della Shoah. Uno dei primi memoriali di questo tipo, fu chiusa per oltre venti anni durante il regime comunista e riaperta al pubblico nel 1995. I disegni dei bambini del ghetto La sinagoga Pinkas ospita una mostra permanente che espone i disegni realizzati tra il 1942 e il 1944 dai bambini del ghetto di Terezin. La maggioranza dei bambini autori di questi disegni morirono nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Questi disegni, a tratti ingenui a tratti inquietanti, sono una toccante testimonianza delle atrocità subite dagli ebrei durante l’occupazione nazista, documentando il confino a Terezín, la vita quotidiana nel ghetto e il sogno di tornare a vivere liberi nella terra di Palestina.

All’imbocco di via Parigi, alzate la testa al cielo: vedrete un orologio molto particolare. In pieno quartiere ebraico si trova la Jewish Town Hall, assolutamente meno imponente della più famosa torre dell’orologio astronomico, ma comunque degna di una visita, se non altro per ammirare il particolare orologio con le lancette che va al contrario. Come se il tempo potesse ricomporsi. Come se quanto accaduto, shoah e olocausto inclusi, potesse venire ritrattati.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Related Articles