Milano e la ricerca olfattiva del noumeno

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L’artista sinestetico e perfume maker Angelo Orazio Pregoni si è esibito presso il CnC HUB nella Milano dei Navigli in una performance cruda e rivelatoria, culminata con la creazione di un’opera d’arte: THE EATERS AND THE HATERS.

Dopo il rivoluzionario Please don’t touch me, Angelo Orazio Pregoni realizzerà il secondo lavoro di “antropomorfismo olfattivo” della storia. Un telo, una modella e un fortissimo cocktail di aromi per svegliare la coscienza. Un lavoro artistico di denuncia sociale per svelare la natura autentica della donna che sarà terminato live con dripping di profumi, per imprimere nella mente
e nel naso del pubblico un potente messaggio.
Un dipinto che rappresenta una realistica allegoria dell’attuale condizione sociale della figura femminile tra perdita di diritti e istanze di libertà. Un vero capolavoro che ritrae un nudo femminile bendato, espressione di autodeterminazione, edenica ribellione costretta dai vincoli di un adamitico maschilismo. Nella ricerca di Pregoni, la volontà di esprimere la costrizione sociale della donna
è in contrapposizione con l’unica storia di emancipazione della Bibbia, quella di Eva. Già nella prima opera d’arte, Please don’t touch me, una nuova gestualità pittorica è sin da subito iconica.
L’avanguardia stilistica sembra attingere da un passato naturalista ed espressionista, ma, a una lettura più attenta, svela una meta-realtà dai contorni ben definiti: una benda nera come una macchia blocca l’essenza stessa del dipinto, rossa e ocra, trasmettendo non solo un senso di dolore e paura, ma anche desiderio di rivincita e spregiudicatezza. Una forma del tutto reale pare astrarsi in una stilizzazione che dall’alto verso il basso si palesa sempre di più, perdendo peso e materia, ma guadagnando simbolismo ed emozione.
Persino i tatuaggi della donna ritratta, impressi nella carne e del tutto reali, sembrano metafore di vita vissuta o stati d’animo.
Marchi di un supplizio che non prevede rassegnazione, ma stoicismo e fierezza, ossia quella forma di autodeterminazione che fu la stessa di Eva. I colori svolgono un ruolo altamente simbolico: il rosso del sangue del sacrificio si fonde con il giallo ocra, un colore primitivo, ancestrale e rituale. Come se l’artista ci suggerisse una morte passando dal sangue o dal mestruo,
una sepoltura che circoscriva un tempo o lo intrappoli, e una fine del ciclo vitale (il nero) che altro non è che la negazione della realtà in cui si vive e il concepimento di pura spiritualità non fenomenica ma ribelle e aggressiva.
Per emarginare una volta per tutte il corpo della donna dalla società, e per rilevare la sua anima oltre alla sua bellezza, Pregoni infine lascia che sia il caso a determinare la formazione di maculazioni frutto di azioni gestuali di dripping e pennellature
di preziosissime essenze profumate, in una sorta di trance performativa dal carattere fluxus. Screziature acide o terrose che conferiscono al dipinto un’identità unica non mediata dall’umano ma dall’inumano, il caos.
La tela assume i valori di un feticcio magico, rispetto all’analisi stilistica o tecnica, alla critica sociale o al significato filosofico di trascendente: una riproduzione casuale di sé stessa, il calco olfattivo e in tessuto della donna in carne e ossa che si separa e disgiunge il proprio destino dalla donna stessa. Questo è tema mitico del doppio, caro a Pregoni, del noumeno e del fenomeno,
che rende l’intero progetto artistico mistico e irreligioso.

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