#natimoon: 320 gradini per toccare il sole

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Valle Sacra: trenta chilometri di mondo Inca

Trenta chilometri separano Ollantayambo, avamposto da cui si parte per la spedizione sul Machu Picchu e Pisaq, ridente cittadina che occupa l’imboccatura di una gola andina. Una valle fluviale, tagliata dal corso del Rio Vilcanota, ripide pareti rocciose che si allargano in una piana alluvionale non particolarmente fertile, e poi ancora, pareti d’arenaria scolpite dalla pioggia e cieli di un nitore abbacinante. Questa circoscritta distanza ospita il maggior numero di vestigia del sud America. La strada, una carrettera a tratti non asfaltata, è un susseguirsi di villaggi dove pastori indolenti portano i loro greggi a ruminare. A intervallare il panorama, fatto di pianure ingiallite dal sole e case dalle facciate di mattoni e fango, alcune bandiere rosse. Segnalano gli “spacci” di chicha de mais, un fermentato altamente alcolico, usato dai locali, insieme alle foglie di coca per rendere più lieve il lavoro nei campi. E, poi, di colpo, come una visione al termine dell’ennesimo tratto sconnesso, compare, attaccata alla corteccia della montagna, la cittadella di Ollantaytambo: un grillo di pietra appollaiato su un dirupo.

Ollantaytambo: 320 gradini e volti scolpiti nelle montagne

Se siete deboli di cuore o soffrite di vertigini non sfidate i 320 gradini che portano al tempio del sole. Si arriva senza fiato e, una volta conquistata la cima, non illudetevi che la discesa sia una passeggiata. Gli ampi gradini sconnessi e la mancanza di appigli rendono il viaggiatore, già debilitato dall’aria rarefatta in quota, instabile, però se sarete capaci di superare fobie o carenze fisiche, lo spettacolo sarà di una bellezza ineguagliabile. Ci vogliono novanta minuti per salire fino alla cittadella. Terminata l’ascesa si aprirà uno scenario incredibile: terrazzamenti, enormi blocchi di granito incastrati a perfezione senza che gli Inca avessero nozioni di matematica, il colossale seppur incompiuto tempio del Sole, dove secondo la leggenda venivano seppelliti gli organi delle mummia inca. Un sentiero porta fino al dirupo, verso un grosso settore di terrazzamenti agricoli che seguono il corso del fiume che disegna la valle. Raggiunto il punto più alto, si mostra in tutta la sua magnificenza la grande piazza inca, dove si teneva un mercato in cui vigeva la legge del baratto , l’acquedotto in pietra che sfruttava la legge di gravità per incanalare l’acqua e curiose immagini incise nelle montagne circostanti. Non sono gli effetti allucinogeni dell’aria rarefatta a giocare un brutto scherzo: di fronte alla cittadella di Ollantaytambo, il viaggiatore attento potrà leggere il profilo di un volto scolpito nell’arenaria della montagna. Gli inca l’avevano dedicato a Wiraccochan, il messaggero mitico di Viracocha e la silhouette di un lama con il suo cucciolo, che si pensa rappresenti il mito dedicato alla via Lattea. Sebbene il vero viaggio nel cielo degli Inca, si abbraccia in tutta la sua completezza dalla montagna vecchia. Ovvero, dalla cittadella più famosa al mondo: il Machu Picchu.

continua…

P.S. Grazie a Kuoni, tour operator leader per la progettazione dei viaggi di nozze, per il supporto dato al nostro.

 

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